logo easpUn ruolo prevalentemente femminile e di esperienza che si avvicina ai tavoli decisionali delle aziende, ma è ancora troppo poco incisivo: questa la sintesi dei risultati di un’indagine in sette paesi europei (Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Italia, Serbia e Turchia) svolta attraverso le associazioni dei manager della sostenibilità membri di EASP - European Association of Sustainability Professionals, la rete europea promossa dal  CSR Manager Network.

Dall’elaborazione dei dati a cura di ALTIS - Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica del Sacro Cuore - emerge una figura manageriale in grande sviluppo, ma non ancora nelle piene condizioni di poter incidere sui processi strategici delle imprese (clicca qui per il report completo).

Qual è il ritratto del manager della sostenibilità in Europa? A eccezione della Germania, è una professione prevalentemente femminile (60%); uno su tre ha un’età tra i 41 e i 50 anni e ha maturato una buona esperienza che va dai 6 ai 15 anni nel 38% dei casi. Inoltre, ha un team ancora molto limitato nelle dimensioni, perché quasi la metà (47%) non supera le due unità e un altro 32% è sotto le cinque; fanno eccezione Gran Bretagna e Germania, da sempre considerate all’avanguardia, dove si segnala la presenza di team superiori alle 10 unità rispettivamente nel 23% e nel 21% dei casi. Infine, la remunerazione media del manager è ancora lontana da quella di molti suoi omologhi di altre funzioni, attestandosi per l’79% degli intervistati sotto i 100.000 euro (34% sotto i 50k e 45% tra i 50k e i 100k).

Di cosa si occupa e quali ritiene siano le sfide del futuro? L’area del reporting (53%) - suddivisa tra quello svolto su base volontaria (27%) e l’obbligatorio (26%) - è al centro delle attività a pari merito con la definizione e implementazione delle strategie socio-ambientali (54%). Queste ultime sono probabilmente destinate a crescere, considerando che la risposta nettamente prevalente del manager della sostenibilità su quali siano le sfide del futuro è stata: il climate change, al 62% contro il secondo elemento segnalato, ossia il cambiamento demografico segnalato “solo” dal 33% degli intervistati.

"Lo studio mostra come ci siano molte più similitudini che differenze tra i diversi contesti nazionali europei, il che è coerente con l'idea della sostenibilità come questione globale.” – commenta Davide Dal Maso, Consigliere del CSR Manager Network e Partner di Avanzi – “Il manager della sostenibilità si va  configurando come una figura professionale complessa, con prospettive di evoluzione molto promettenti. L'intuizione da parte del nostro Network di costituire un'associazione europea si conferma particolarmente felice: dalla collaborazione tra colleghi di diversi Paesi stanno emergendo ed emergeranno un gran numero di stimoli".

Rivelatrice di una ancora scarsa incisività sul business è la posizione all’interno dell’azienda: se il 40% dei Manager della Sostenibilità ha una funzione a sé, nel restante 60% dei casi riporta a una molteplicità di altre funzioni, in particolare alla Comunicazione (34%) e alle Risorse Umane (15%): solo un limitato numero riporta quindi a funzioni che sono deputate a definire il futuro sviluppo delle aziende, come Business Development (4,5%) o di Strategy (5,4%).

D’altro canto, occorre considerare una serie di altri risultati che evidenziano come si stia andando nella direzione di una sempre maggiore importanza della funzione Sostenibilità: la frequenza di interazione tra il CEO e il manager della sostenibilità risulta almeno a cadenza trimestrale in oltre il 65% dei casi (trimestrale nel 26%, mensile nel 21%, addirittura settimanale nel 15%) segno di un interesse diretto da parte dei vertici su un fenomeno ormai indiscutibilmente importante. La distanza tra il manager e il CEO in termini di livelli di reporting non è alta, anzi è a diretto riporto nel 35% e a due step nel 44%; l’Italia in questo è virtuosa perché super la media nel diretto riporto al CEO attestandosi al 45% dei casi.

“Interessante osservare come i professionisti della sostenibilità/CSR siano sempre più coinvolti nella definizione delle strategie aziendali.” – commenta Matteo Pedrini, Direttore Scientifico del CSR Manager Network“È il segnale di come la crescente rilevanza di aspetti sociali e ambientali per la competitività delle aziende stia facendo sempre più apprezzare l’unicità delle competenze che i professionisti della sostenibilità hanno sviluppato in anni di esperienza sul campo”.

In definitiva, quanto questo tipo di interazione porta a un concreto coinvolgimento del manager della Sostenibilità nel definire le strategie finanziarie e di business delle imprese europee? Siamo a metà strada: il 46% dei manager intervistati è coinvolto formalmente nella definizione del piano di budget e il 42% in quella dello strategic plan.